Cos’è la Transizione

L’iniziativa della Transizione è partita nel Regno Unito nel 2005 per far fronte alle preoccupazioni destate dal sopraggiungente Picco del Petrolio. L’obiettivo è quello di fornire uno stimolo e una cornice alle iniziative locali, di dimensione cittadina (da qui l’iniziale denominazione Transition Towns).
Il cambiamento climatico sta dietro le quinte: fornisce un quadro dal quale si comprende che non tutti i rimedi alla crisi energetica sono auspicabili.

La scelta di una dimensione locale ha come spirito l’idea di “fare la propria parte”; non vogliamo negare l’importanza delle azioni a livello globale, nazionale e locale, e del fatto che le aziende, gli imprenditori, le associazioni e gli enti locali continuino ad esistere e a fare il possibile. Ma se la crisi continua e diventa strutturale, le micro-iniziative potrebbero fare la differenza.

Una caratteristica fondamentale è l’atteggiamento positivo; inoltre grande importanza è data alla visualizzazione del futuro.

Un nostro primo obiettivo è far prendere coscienza della situazione: non è più tempo di promuovere una generica e doverosa protezione dell’ambiente, ma di preoccuparci della tenuta stessa dei nostri sistemi di sostentamento.
Tutto è collegato: la crisi economica ha tra le sue cause la decrescente disponibilità di fonti fossili a buon mercato; a sua volta, la risposta del sistema alle sfide ambientali sarà condizionata dalla situazione economica e finanziaria.

Non ci sono risposte preconfezionate: cerchiamo di dare l’esempio e soprattutto di far capire che non è importante la misura del passo, ma il fatto che dopo il primo ce ne sia un altro.
Molti stanno già facendo “le cose giuste”, e ognuno decide per sé quali sono.
Il problema è che ancora molti sperano (forse senza crederci più di tanto) che il sistema si riaggiusti da solo; oppure sono paralizzati dall’idea di essere troppo piccoli. Be’, piccoli lo siamo di sicuro: le iniziative locali sono ineluttabilmente, secondo una felice definizione, “insufficienti ma necessarie”.

Quello che si cerca di perseguire, più che la sostenibilità, è la resilienza che, in ecologia, è la capacità di un sistema di adattarsi e sopravvivere a eventi esterni di tipo traumatico. A livello urbano si può essere più o meno resilienti rispetto a un black-out, all’interruzione di forniture idriche o alimentari, a problemi nei trasporti o al venir meno di un servizio di utilità sociale.

Anche se le azioni pratiche e la loro resa immediata sono rilevanti, il risultato più importante è la costruzione di relazioni. Le comunità sono il pilastro più importante della resilienza.

Per questo già un orto – o un impianto idrico o energetico – che fornisca anche solo il 3% del mio fabbisogno è importante. Prima di tutto perché tra lo 0% e il 3% c’è tutta la differenza del mondo (con il 3% della bolletta elettrica puoi già garantirti telefono e illuminazione di base).
Ma poi perché durante l’allestimento collettivo di un orto, una installazione solare, la scelta dei metodi per isolare meglio la casa, si costruiscono e irrobustiscono relazioni che saranno attive quando la situazione dovesse peggiorare o ci fosse qualcosa di più grande da realizzare.
Qui rispondiamo alla legittima obiezione “Non pensate di essere ridondanti, di creare duplicati di iniziative già esistenti?”. Il lavoro sulle relazioni, per come è inteso nella Transizione, non è mai competitivo con l’esistente, ma inclusivo. Questo è vero sia sul piano dei gruppi, delle associazioni, che su quello metodologico: non si scopre l’acqua calda, non si insegna il mestiere a chi lo fa da prima di te, ma si propongono strumenti – come l’Open Space o la visualizzazione narrativa – che possono essere utili a tutti, se non sono già in uso.

Molte relazioni esistono già e possono essere forti, ovviamente; ma in tanti sono “fuori circuito”, o non hanno piena coscienza della situazione, o semplicemente faticano a trovare modalità e ruoli fattivi secondo le proprie possibilità e inclinazioni.
Le iniziative di Transizione possono moltiplicare le occasioni di contatto e azione. Ma soprattutto costituiscono uno spazio in cui crearne di nuove.

C’è un ulteriore elemento: con le prime esperienze di costruzione della resilienza, in molti hanno scoperto che la maggior fonte di ansia (per non dire di paura) era dovuta alla disconnessione tra la conoscenza della situazione e le proprie azioni.
In altre parole, la consapevolezza sullo stato del mondo (e su quello del “nostro” mondo) era una fonte di ansia secondaria rispetto alla propria mancanza di azione.
In pratica: individua la prima cosa che credi sia necessario fare, per quanto piccola, e falla.

(continua…)

One Response to Cos’è la Transizione

  1. […] Cos’è la Transizione – articolo aggiornato Tra le pagine fisse del blog trovate un nuovo articolo sulle Iniziative di Transizione. […]

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