Il Giorno del Sovrasfruttamento della Terra – Earth Overshoot Day 2017

2 agosto 2017

(OAKLAND, CA, USA) — 27 giugno 2017 — secondo il Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che ha dato avvio al metodo di misura dell’Impronta Ecologica (in inglese Ecological Foorprint) per il calcolo del consumo di risorse, il 2 agosto di quest’anno è il giorno in cui l’umanità avrà usato l’intero budget annuale di risorse naturali. Il 60% di questo budget è rappresentato dalla richiesta di natura per l’assorbimento delle emissioni di anidride carbonica.

Il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra (in inglese Earth Overshoot Day) rappresenta la data in cui la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno. La data dell’Earth Overshoot Day è caduta sempre prima nel calendario: dalla fine di settembre del 1997 al 2 agosto di quest’anno, mai così presto da quando il mondo è andato per la prima volta in sovrasfruttamento nei primi anni ’70. In altre parole, l’umanità sta usando la natura ad un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi. È come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali.

I costi di questo crescente sbilanciamento ecologico stanno diventando sempre più evidenti nel mondo e li vediamo sotto forma di deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera.

#movethedate: sposta la data verso la sostenibilità

Possiamo però invertire questa tendenza. Se posticipassimo l’Overshoot Day di 4,5 giorni ogni anno, potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050.

Qui il resto

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Francesco’s picks – 20/02/2013

20 febbraio 2013
  • Cominciano a Nonantola le attività dell’Associazione RINASCERE con alcuni corsi, tra cui uno di cucito.
  • Energia rinnovabile: naufraghi su un’isola deserta.
    Un post di Bardi sulla dialettica tra “risparmisti” e “rinnovisti”.
    Comunque la si pensi, è assolutamente da leggere.
    (…) il problema dell’ “Isola delle Gallette” è stato studiato in modo molto serio da alcuni economisti che hanno pubblicato ponderosi studi sulla questione dell’ottimizzazione delle risorse da parte dei naufraghi (…).
  • Il vero risparmio nasce dal cervello:
    Cose ormai vecchie, ma non logore: evidentemente serve ripeterle.
    Io penso, quando si parla di risparmio a un gruppo di lavoro, con carta, matita e computer che si siede attorno a un tavolo, con dati, cifre numeri e pensa come ottimizzare percorsi, tagliare sprechi, migliorare la vita di chi lavora o vive in una certa area ovvero di aumentare il non misurato né considerato PIL della qualità di vita e dell’uso razionale delle risorse.

Francesco’s picks – 12/02/2013

12 febbraio 2013
  • Anticipazione:
    il 28 febbraio alla Casa del Volontariato ci sarà una serata speciale…

Francesco’s picks – 05/01/2013

5 gennaio 2013
  • Geopolitica della scarsità:
    secondo Lester Brown, occorre ridefinire il concetto di sicurezza; i problemi si spostano dalle guerre e dall’antiterrorismo alla disponibilità di acqua, terra e clima per poter produrre cibo.

Francesco’s picks – 03/01/2013

3 gennaio 2013

La macchina mineraria universale

23 giugno 2011

Attenzione: quello che segue è un post lungo e tecnico, dedicato agli “smanettoni”, anche se riguarda il futuro di tutti ed è pienamente comprensibile; per dire, io me lo sogno il giorno in cui in TV, accanto al solito Angela, potremo vedere documentari con testi come questo.

La macchina mineraria universale

(scritto da Ugo Bardi, tradotto da Massimiliano Rupalti)

In una storia di fantascienza che ho avuto sotto mano molti anni fa, un gruppo di esploratori erano rimasti intrappolati in un remoto pianeta ed hanno avuto bisogno di costruire una nuova nave spaziale usando i materiali locali. Non avevano né tempo né risorse per gli scavi minerari tradizionali, così hanno costruito una “macchina mineraria universale” che estraeva elementi dalla crosta del pianeta. La macchina rompeva la roccia, la scaldava e la trasformava in plasma atomico. Gli ioni del plasma venivano accelerati e in seguito separati a seconda della massa da un campo magnetico. In entrata c’era semplice roccia ed in uscita c’erano tutti gli elementi presenti nella roccia originaria, ognuno allegramente impacchettato nella sua scatola.

Quella storia (mi pare che fosse di Poul Anderson [link]) mi ha sempre affascinato. Perché non possiamo costruire una macchina simile qui sulla Terra e smettere di preoccuparci della fine delle risorse minerarie? [continua QUI]


Prepariamoci

28 maggio 2011

Luca Mercalli, Prepariamoci.

(segnalato da Riccardo)