Il viaggio dei nostri rifiuti: dove finisce quello che differenziamo?

13 aprile 2017

Interessante iniziativa di Eortè presso il Social Market Il Pane e le Rose

 

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Perché questo articolo di CarpiTransizione mi dovrebbe interessare?

29 settembre 2014

C’è una scommessa in ballo: per favore, chiunque tu sia, leggi almeno fino a prima dell’immagine.

La prima settimana di ottobre è quella dedicata all’allattamento materno, e ogni anno si focalizza su un tema stabilito a livello mondiale. Uno degli obiettivi della “SAM” (Settimana mondiale per l’Allattamento Materno) è, al di là del tema annuale, attirare l’attenzione su questo argomento normalmente ritenuto di nicchia: la nicchia delle neo-mamme o di quegli operatori sanitari che si occupano di bambini piccoli.

Anche le iniziative organizzate per la SAM sono considerate dai più “roba da donne”, anzi: “roba da donne con neonati”. Scommetto una pizza che se tu che leggi non hai un figlio o un nipotino piccolo, difficilmente avresti letto queste poche righe col vero titolo di questo articolo, che sarebbe invece “Perché la Settimana per l’allattamento mi dovrebbe interessare?”.

Se ho vinto la scommessa… Baratto la pizza che mi devi con un altro po’ della tua attenzione, chiedendoti di leggere fino alla fine.

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Dunque: perché mai l’allattamento dovrebbe interessare tutti, o per lo meno tutti coloro che si interessano di Transizione? Perché con la Transizione condivide parecchie cose:

  1. La Resilienza – un cibo specie-specifico sempre pronto all’uso, che richiede alla madre solo un piccolo sur-plus di calorie, ma che viene prodotto anche se esse mancano: all’alba della nostra storia di esseri umani, i cuccioli d’uomo sono sopravvissuti perché anche in caso di carestie potevano avere accesso al latte della mamma (la propria, o di qualcun altro) per 1, 2, 3 o più anni.
  2. La Sostenibilità: niente inquinamento, nessuna risorsa non rinnovabile necessaria, nessun rifiuto da smaltire (si veda il poster “La Terra – nostra Madre – è in crisi!“). Ma questi primi due punti sono facili 🙂
  3. Qui viene il difficile: la parte più spirituale e “filosofica” dell’idea di Transizione, che è anche e soprattutto un cambiamento interiore. Allattare (e allattare finché i bambini non si staccano da soli dal seno) non è più normale, per gli stessi meccanismi per i quali non ci sembra possibile poter vivere senza lo sfruttamento e lo spreco di risorse che la nostra società sta facendo ora. E così come la Transizione è un cammino, sia materiale che spirituale, così lo è l’allattare il proprio bambino.
  4. E fa parte di questo percorso la dimensione sociale: “per crescere un bambino ci vuole un villaggio” recita un proverbio africano… anche per allattarlo, aggiungo io. Serve una dimensione che non è solo quella individuale della mamma, e non solo quella delle linee guida del ministero della salute. Tutta la comunità locale può e dovrebbe sostenere le mamme nella pratica di salute col miglior rapporto qualità/prezzo che esista!
  5. Per mantenere la similitudine del cammino, aggiungo che la strada si fa camminando, in un “circolo virtuoso”. Più la società camminerà verso una maggiore resilienza, sostenibilità, sostegno reciproco, più riuscirà a sostenere le mamme. E più mamme riusciranno ad allattare, più resilienza, sostenibilità, integrazione sociale ci saranno.

A questo punto, se sei arrivato a leggere fino a qui (grazie!), non mi resta che invitarti agli incontri della Settimana mondiale per l’Allattamento a Carpi:

  • 2 ottobre, ore 9 e 11: due incontri, uno per le future mamme/papà – se avete amiche, figlie, sorelle che aspettano un bambino, andate anche voi se potete! – e l’altro per mamme che stanno allattando.
  • 4 ottobre, 10.30 davanti al Comune: un flash mob. Se avete allattato (2 minuti, 2 mesi o 2 anni non importa), se non l’avete fatto ma avreste voluto… venite anche voi, reggeremo insieme lo striscione “Perché allattare possa essere una scelta”
  • 5 ottobre, 10.30: una Conferenza con relatori “coi fiocchi”, che le cose che ho accennato sopra le spiegano veramente bene e che potrà lasciare qualche consapevolezza e qualche strumento in più a tutti, anche a chi appunto non ha figli o nipoti piccoli
  • 11 ottobre, ore 17: la proiezione di un filmato-intervista, “Il primo sguardo”, utile soprattutto alle coppie in attesa ma anche questo che “fa cultura” sulla nostra natura di esseri umani.

IL PROGRAMMA DETTAGLIATO SI TROVA SUL SITO DEL GAAM: DATEGLI UN’OCCHIATA!

Grazie per l’ascolto

Annalisa


Inaugura a Soliera il Social Market “Il pane e le rose”

7 gennaio 2014

Condividiamo l’evento di Cooperativa Sociale Eortè che sabato 11 gennaio a Soliera avvierà ufficialmente l’esperienza de “Il pane e le rose“.

Cos’è il Social Market?

Il  progetto del social market IL PANE E LE ROSE prevede di attivare una rete di solidarietà tra gli esercizi commerciali, la distribuzione organizzata, i laboratori artigianali, le attività industriali e agricole, l’associazionismo ed i cittadini al fine di recuperare prodotti (soprattutto alimentari ma non solo) che possano essere distribuiti tramite il social market ad una fascia di cittadini economicamente deboli ed in difficoltà.

Il progetto si caratterizza dunque per il suo carattere comunitario: una  comunità, quella solierese, che si prende cura di sé in modo solidale.

Qui più informazioni

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Appuntamenti per la settimana

16 novembre 2013

 


Vivere a spreco zero

3 luglio 2013

Presentazione del libro: “Vivere a spreco zero” a Carpi

Martedì 9 luglio, ore 21.00

Carpi, Piazza Garibaldi

Incontro e presentazione del libro: “Vivere a spreco zero. Una rivoluzione a portata di tutti” di ANDREA SEGRÈ, Professore Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna

Conduce
Pierluigi Senatore, giornalista e caporedattore di Radio Bruno

Cosa possiamo fare noi – cittadini-attivi, consum-attori, società civile – per evitare gli sprechi di cibo, acqua, energia?

Cosa possono fare le imprese per prevenire perdite e inefficienze che comportano impatti economici, ambientali e anche sociali assai negativi per tutta la collettività?

Cosa dovrebbero fare i nostri amministratori locali e la politica nazionale ed europea per promuovere una società che metta al bando gli sprechi: non solo di alimenti, acqua ed energia ma anche quelli legati ai rifiuti, alla mobilità, agli acquisti?

Cosa dovrebbero fare i governi per promuovere un modello di produzione e di consumo che consenta di risparmiare e rinnovare le risorse naturali, e soprattutto farci uscire dalla crisi?

Andrea Segrè tratteggia in questo libro un orizzonte, non a caso definito «spreco zero», che porta concretamente a una nuova visione del rapporto fra ecologia ed economia. Dove la seconda – letteralmente la buona amministrazione della casa – è parte integrante della prima: la casa più grande, la nostra Terra.

Fare di più con meno, avere meno cose e più beni, relazionali e comuni. Vivere a spreco zero fa capire, con tanti consigli pratici, come si può passare da un falso ben-essere a un autentico ben-vivere.

Ma è anche una vetrina di buone pratiche – in parte già esistenti, come il Last Minute Market – che, se replicate su scala nazionale ed europea, porteranno a una società più giusta e responsabile, equa e solidale, rinnovabile e sostenibile rispetto ai bisogni e ai diritti dell’umanità.


Vivere a spreco zero

23 giugno 2013

All’ultimo minuto ma ancora in tempo utile per organizzarsi e andare, pubblichiamo grazie agli amici della Cooperativa Eortè questa segnalazione.

Presentazione del libro: “Vivere a spreco zero. Una rivoluzione a portata di tutti”


Domenica 23 giugno ore 21.00
Soliera, Piazzetta don Ugo Sitti
Incontro e presentazione del libro: “Vivere a spreco zero. Una rivoluzione a portata di tutti” di ANDREA SEGRÈ, Professore Ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna

Cosa possiamo fare noi – cittadini-attivi, consum-attori, società civile – per evitare gli sprechi di cibo, acqua, energia?

Cosa possono fare le imprese per prevenire perdite e inefficienze che comportano impatti economici, ambientali e anche sociali assai negativi per tutta la collettività?

Cosa dovrebbero fare i nostri amministratori locali e la politica nazionale ed europea per promuovere una società che metta al bando gli sprechi: non solo di alimenti, acqua ed energia ma anche quelli legati ai rifiuti, alla mobilità, agli acquisti?

Cosa dovrebbero fare i governi per promuovere un modello di produzione e di consumo che consenta di risparmiare e rinnovare le risorse naturali, e soprattutto farci uscire dalla crisi?

Andrea Segrè tratteggia in questo libro un orizzonte, non a caso definito «spreco zero», che porta concretamente a una nuova visione del rapporto fra ecologia ed economia. Dove la seconda – letteralmente la buona amministrazione della casa – è parte integrante della prima: la casa più grande, la nostra Terra.

Fare di più con meno, avere meno cose e più beni, relazionali e comuni. Vivere a spreco zero fa capire, con tanti consigli pratici, come si può passare da un falso ben-essere a un autentico ben-vivere.

Ma è anche una vetrina di buone pratiche – in parte già esistenti, come il Last Minute Market – che, se replicate su scala nazionale ed europea, porteranno a una società più giusta e responsabile, equa e solidale, rinnovabile e sostenibile rispetto ai bisogni e ai diritti dell’umanità.


Risposta sull’impianto a biomasse di Fossoli

10 febbraio 2013

Abbiamo chiesto a un esperto del settore, Marco Caldiroli, di fare una valutazione preliminare sul progetto di impianto di cogenerazione che potrebbe essere realizzato a Fossoli.

Caldiroli, molto gentilmente, ha risposto; crediamo che i suoi rilievi siano la base da cui partire per gli approfondimenti successivi. È evidente che ci sono ancora molti aspetti da tenere in osservazione affinché la costruzione e l’esercizio di questo impianto siano eseguiti col minore impatto possibile per la nostra salute e l’ambiente.

zonePM10

Fig. 1

L’impianto viene dichiarato come da 995 kWe e 4000 kWt; in realtà la potenza termica di riferimento è di 5900 kWt pertanto – come peraltro afferma lo stesso proponente – è soggetto ad autorizzazione unica e non a procedure “semplificate”.

Occorrerà curare come avviene la procedura autorizzativa (pareri, verbali conferenze di servizio, autorizzazione) in particolare per gli aspetti che seguono:

  • tipologie di biomasse – si afferma che saranno tutte non rifiuti, deve essere riportato chiaramente nella autorizzazione;
  • provenienza delle biomasse da 70 km (cd filiera corta); non è un obbligo ma un criterio procedurale, deve essere riportato in autorizzazione;
  • i limiti sono bassi (in particolare quello delle NOx pari a 30 mg/Nmc è estremamente basso rispetto alle BAT ma anche le polveri) ma se i limiti indicati nella domanda non vengono trasferiti come limiti autorizzativi vi prenderanno in giro (varranno in pratica i limiti di legge e non quelli “garantiti” dal proponente che potrà quindi superarli senza alcuna conseguenza);
  • nulla si dice sulle modalità di monitoraggio (se gli NOx e le polveri non sono in continuo, quanto dichiarato sono parole al vento).

Il calcolo della CO2 “risparmiata” è falsato sia dal riferimento vecchio della “centrale tipo a combustibile fossile” utilizzata sia dal fatto che non viene contata la CO2 per la produzione e il trasporto delle biomasse.

Da quello che ho capito non sono state svolte modellizzazioni di ricadute delle emissioni.

Il piano di qualità dell’aria della Regione Emilia Romagna – DGR 362/2012 – stabilisce e regola l’obbligo di computo delle emissioni da impianti a biomasse > 250 kWe in funzione delle diverse aree di criticità di qualità dell’aria in cui è suddivisa la regione.

Vale quanto sotto riportato – guardando la piantina allegata si vede che Carpi rientra nelle aree ROSSE con rischio PM10+NO2 (probabilmente per questo il limite dichiarato di polveri è così basso…)

  • Nelle aree di superamento (zone rosse e arancio della cartografia riportata in Figura 1) e nelle aree a rischio di superamento (zone gialle della cartografia riportata in Figura 1), è possibile localizzare impianti a biomasse SOLO a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2;
  • Nelle altre zone (zone verdi della cartografia riportata in Figura 1) si deve utilizzare un criterio cautelativo per mantenere la qualità dell’aria ambiente.

In ogni caso non ho trovato nella scheda la “dimostrazione” del rispetto di tale condizione.

Saluti
Marco Caldiroli

(ndr – il documento con la cartina è scaricabile da questa pagina)