Comunicato Stampa della coalizione italiana #StopGlifosato

18 maggio 2016

COMUNICATO STAMPA

#StopGlifosato

coalizione-ita-stop-glifosato

Le 38 associazioni su assoluzione parziale glifosato da parte di OMS/FAO: “Un disastro istituzionale. Necessaria una ricerca indipendente. Non ripetiamo gli errori del passato.

Oggi e domani si decide a Bruxelles la sorte del Glifosato e in un quadro d’incertezza si ribadisce l’esigenza di una forte cautela sull’uso del diserbante, va autorizzato solo se viene accertata la non pericolosità

Roma, 18 maggio 2016 – All’indomani della presentazione dello studio condotto da OMS e FAO che assolve parzialmente il glifosato dall’accusa di essere un probabile cancerogeno per l’uomo –limitatamente alla sua assunzione attraverso residui negli alimenti ma senza considerare altri tipi di esposizione e di contaminazione – e che dunque smentisce in parte la ricerca dello IARC proprio in coincidenza con la riunione del PAFF (comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi), che si tiene oggi e domani a Bruxelles, la Coalizione italiana StopGlifosato torna sull’argomento.

LEGGI TUTTO sul blog della Campagna nazionale per la difesa del latte materno dai contaminanti ambientali


A piedi verso Parigi: ogni passo conta per fermare i cambiamenti climatici

13 ottobre 2015

Segnaliamo questa bellissima iniziativa proprio alla vigilia dei giorni in cui passerà per le città emiliane.

E’ un pellegrinaggio guidato da Yeb Sano, già negoziatore delle Filippine per i cambiamenti climatici, che arriverà a Parigi in tempo per la XXI Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima (COP21).

Qui molte notizie.

Ci sono vari modi per partecipare: coi social network (#ognipassoconta #unaterraunafamiglia e #peoplespilgrimage), con il sostegno economico, facendo qualche passo coi pellegrini e non ultimo quello di leggersi i numerosi materiali di approfondimento che il sito propone.

Qui dettagli sulla tappa modenese


Francesco’s picks – 12/02/2013

12 febbraio 2013
  • Anticipazione:
    il 28 febbraio alla Casa del Volontariato ci sarà una serata speciale…

Risposta sull’impianto a biomasse di Fossoli

10 febbraio 2013

Abbiamo chiesto a un esperto del settore, Marco Caldiroli, di fare una valutazione preliminare sul progetto di impianto di cogenerazione che potrebbe essere realizzato a Fossoli.

Caldiroli, molto gentilmente, ha risposto; crediamo che i suoi rilievi siano la base da cui partire per gli approfondimenti successivi. È evidente che ci sono ancora molti aspetti da tenere in osservazione affinché la costruzione e l’esercizio di questo impianto siano eseguiti col minore impatto possibile per la nostra salute e l’ambiente.

zonePM10

Fig. 1

L’impianto viene dichiarato come da 995 kWe e 4000 kWt; in realtà la potenza termica di riferimento è di 5900 kWt pertanto – come peraltro afferma lo stesso proponente – è soggetto ad autorizzazione unica e non a procedure “semplificate”.

Occorrerà curare come avviene la procedura autorizzativa (pareri, verbali conferenze di servizio, autorizzazione) in particolare per gli aspetti che seguono:

  • tipologie di biomasse – si afferma che saranno tutte non rifiuti, deve essere riportato chiaramente nella autorizzazione;
  • provenienza delle biomasse da 70 km (cd filiera corta); non è un obbligo ma un criterio procedurale, deve essere riportato in autorizzazione;
  • i limiti sono bassi (in particolare quello delle NOx pari a 30 mg/Nmc è estremamente basso rispetto alle BAT ma anche le polveri) ma se i limiti indicati nella domanda non vengono trasferiti come limiti autorizzativi vi prenderanno in giro (varranno in pratica i limiti di legge e non quelli “garantiti” dal proponente che potrà quindi superarli senza alcuna conseguenza);
  • nulla si dice sulle modalità di monitoraggio (se gli NOx e le polveri non sono in continuo, quanto dichiarato sono parole al vento).

Il calcolo della CO2 “risparmiata” è falsato sia dal riferimento vecchio della “centrale tipo a combustibile fossile” utilizzata sia dal fatto che non viene contata la CO2 per la produzione e il trasporto delle biomasse.

Da quello che ho capito non sono state svolte modellizzazioni di ricadute delle emissioni.

Il piano di qualità dell’aria della Regione Emilia Romagna – DGR 362/2012 – stabilisce e regola l’obbligo di computo delle emissioni da impianti a biomasse > 250 kWe in funzione delle diverse aree di criticità di qualità dell’aria in cui è suddivisa la regione.

Vale quanto sotto riportato – guardando la piantina allegata si vede che Carpi rientra nelle aree ROSSE con rischio PM10+NO2 (probabilmente per questo il limite dichiarato di polveri è così basso…)

  • Nelle aree di superamento (zone rosse e arancio della cartografia riportata in Figura 1) e nelle aree a rischio di superamento (zone gialle della cartografia riportata in Figura 1), è possibile localizzare impianti a biomasse SOLO a condizione che si sostituiscano sorgenti emissive esistenti e che sia assicurato un saldo complessivo pari almeno a zero delle emissioni in atmosfera di PM10 e NO2;
  • Nelle altre zone (zone verdi della cartografia riportata in Figura 1) si deve utilizzare un criterio cautelativo per mantenere la qualità dell’aria ambiente.

In ogni caso non ho trovato nella scheda la “dimostrazione” del rispetto di tale condizione.

Saluti
Marco Caldiroli

(ndr – il documento con la cartina è scaricabile da questa pagina)


Francesco’s picks – 07/02/2013

7 febbraio 2013
  • Alcune (1) risposte (2) a un articolo senza pudore del Corriere che dà informazioni sbagliate sul fotovoltaico.
  • Certificazione energetica: la metà degli immobili in vendita non è in regola.
    Ma com’è che non mi stupisco?
    In realtà, anche se mediamente scadente, l’efficienza dell’usato italiano varia molto. Tramite una certificazione energetica onesta si può scegliere fra immobili oscillanti tra le classi G, F, E e D, con differenze importanti nei costi di gestione.

La crescita è finita? Paul Krugman sul New York Times

29 dicembre 2012

Nota: è interessante vedere che Krugman lancia prima il sasso ma poi nega decisamente che avremo mai problemi di decrescita (che vi aspettavate?). Tuttavia pone in risalto alcune problematiche di equità economica e sociale che saranno di grande importanza in futuro. Ancora di più se la crescita materiale globale dovesse rallentare o arrestarsi.

Io mi sto persuadendo sempre più che le parole chiave per il futuro sono EQUITÀ, LEGALITÀ, GIUSTIZIA.

Nota 2: il tema del calo degli occupati a causa dell’innovazione tecnologica è affrontato seriamente (e senza luddismi) nel blog Early Warning da Stuart Staniford, che si occupa con competenza anche di risorse.

La crescita è finita?

Paul Krugman sul New York Times, 27-12-2012

La maggioranza degli editoriali economici che si leggono sui giornali è centrata sulla corta distanza: gli effetti del “fiscal cliff” sulla ripresa in USA, le difficoltà della zona euro, gli ultimi tentativi giapponesi di spezzare la deflazione. Questo focus è comprensibile, visto che una depressione globale può rovinare la festa a tutti. Ma le nostre traversie attuali passeranno. Cosa sappiamo invece riguardo alle aspettative di prosperità nel lungo termine?

La risposta è: meno di quanto crediamo.

Le proiezioni a lunga scadenza elaborate da organismi ufficiali, come il CBO (Ufficio di bilancio del Congresso), generalmente si basano su due pesanti presupposti. Uno è che la crescita economica nei prossimi decenni sarà comparabile con quella degli ultimi. In particolare, si presume che la produttività – il motore fondamentale della crescita – cresca a un ritmo non molto diverso da quello medio calcolato dagli anni settanta ad oggi. D’altro canto, invece, queste previsioni danno per scontato che le disuguaglianze di reddito, che negli ultimi tre decenni si sono impennate, da qui in avanti aumenteranno solo di poco.

Non è difficile comprendere perché le agenzie accettino queste premesse. Considerato quanto poco sappiamo sulla crescita a lungo termine, assumere banalmente che il futuro somiglierà al passato è una inclinazione naturale. D’altra parte, se le disuguaglianze economiche continuano ad amplificarsi, ci aspetta un futuro distopico, di lotte di classe; non il tipo di futuro che le organizzazioni governative abbiano voglia di considerare.

Eppure questo canone tradizionale ha molte possibilità di rivelarsi errato su una o su entrambe le misure.

Di recente, Robert Gordon della Northwestern University ha suscitato agitazione dichiarando che la crescita economica probabilmente è destinata a rallentare bruscamente; ovvero che l’età della crescita iniziata nel XVIII secolo potrebbe volgersi a conclusione.

Gordon afferma che la nostra perdurante crescita economica non è stata un processo continuo, ma è stata spinta da una serie di “rivoluzioni industriali” distinte, ognuna basata su un particolare gruppo di tecnologie. La prima rivoluzione industriale, centrata in larga parte sul vapore, mosse la crescita tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. La seconda, resa possibile soprattutto dall’applicazione delle tecnologie elettriche, dai motori endotermici e dall’ingegneria chimica, iniziò nel 1870 circa e spinse la crescita fino agli anni ‘60. La terza, basata sulle tecnologie informatiche, distingue la nostra era attuale.

E, come Gordon correttamente sottolinea, i ritorni che finora la terza rivoluzione industriale ha portato, benché tangibili, sono stati molto meno ingenti di quelli della seconda. L’elettrificazione, ad esempio, ha avuto un impatto ben più significativo rispetto a Internet.

È una tesi interessante e un utile controcanto a tutte le celebrazioni entusiastiche dell’ultimissima tecnologia. E anche se io non credo che lui abbia ragione, il modo in cui potrebbe aver torto sovverte ugualmente le visioni tradizionali. Perché la risposta al tecno-pessimismo di Gordon è l’idea che il grande impatto delle tecnologie informatiche stia appena per iniziare e venga dall’introduzione delle macchine intelligenti.

Se seguite il settore, sapete che per decenni il campo dell’intelligenza artificiale ha avuto risultati deludenti, perché per i computer si è rivelato arduo fare cose che risultano banali a qualunque essere umano, come comprendere un normale parlato o riconoscere i diversi oggetti in un’immagine. Ultimamente, tuttavia, le barriere sembrano essere crollate, non perché abbiamo capito come riprodurre la mente umana, ma perché i computer possono fornire risposte equivalenti a un risultato intelligente grazie alla ricerca di pattern in enormi database.

È vero, il riconoscimento del parlato non è ancora impeccabile […] Ma è molto migliore di qualche anno fa ed è ormai divenuto uno strumento seriamente utilizzato. Il riconoscimento visivo è un poco indietro […] ma non è lontano dall’essere usato in una grande quantità di applicazioni di rilevanza economica.

Così, le macchine potrebbero presto eseguire molti compiti che finora hanno richiesto grandi masse di lavoratori umani. Questo comporterà un rapido aumento di produttività e, di conseguenza, una grande crescita economica globale.

Ma – e questa è la domanda cruciale – chi trarrà vantaggio da questa crescita? Sfortunatamente è fin troppo facile supporre che la maggioranza degli americani sarà lasciata indietro, perché le macchine intelligenti finiranno col diminuire il valore del lavoro; incluse le competenze di impiegati qualificati che improvvisamente diventano superflue.

Il punto qui è che ci sono buoni motivi per ritenere che gli approcci tradizionali incorporati nelle previsioni di lunga scadenza, che condizionano quasi ogni aspetto del dibattito politico corrente, siano sbagliati.

Quali sono quindi le implicazioni di questa visione alternativa? Be’, affronterò l’argomento in una prossima puntata.


Assemblea pubblica per il Parco Lama il 24/10

19 ottobre 2012

mercoledì 24/10/12 alle ore 21.00

in Sala Congressi, Viale Peruzzi, Carpi

La questione del parco apre un ventaglio di temi importante.
Abbiamo da dirci tanto… cominciamo mercoledì!