Serata autocostruzione – Progetto “10000”

Piccolo resoconto sulla serata di giovedì sul tema dell’autocostruzione; il discorso è stato molto ampio, non è facile riportare tutto, ma Alessandra e Mina dell’associazione Bioecoservizi sono disponibili per chi voglia maggiori informazioni sia sul progetto che sull’autocostruzione in generale.

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La serata aveva l’obiettivo specifico di presentare il “Progetto 10000”, ossia l’autocostruzione assistita di moduli utilizzabili come alloggi o per uso ricreativo e di incontro in materiali bioedili, sostenibili, smontabili, riutilizzabili e soprattutto confortevoli grazie al buon isolamento termico.

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Il progetto è rivolto alle famiglie e ai gruppi di cittadini del cratere del sisma emiliano che hanno necessità di trovare una abitazione temporanea o un luogo per svolgere attività sociali per i prossimi anni, in attesa della ricostruzione. Inoltre esso è pensato per un minimo di 10 nuclei famigliari che vogliano iniziare insieme, formando un Gruppo d’Acquisto.

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Alessandra e Mina ci hanno anche parlato di che cosa comporta aderire a un cantiere di autocostruzione: in primo luogo vuol dire rendersi disponibili a partecipare alla progettazione, non più rivolgendosi ai tecnici dicendo quanto si vuole spendere e aspettandosi un prodotto finito.

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Fin dalle fasi iniziali, si va avanti se si dedica tempo e idee a quello che si vuole costruire; solo così è poi possibile, tra le altre cose, stabilire quali saranno i costi e il lavoro richiesto ai partecipanti. È un passo difficile a volte da fare, ma autocostruire in bioedilizia vuole anche dire guardarsi dentro e capire quanto ci si vuole mettere in gioco, perché non si è più clienti di un mercato ma coproduttori. Inoltre l’autocostruzione fa molto di più che costruire l’edificio, contribuisce ad allacciare rapporti con l’ambiente e con la comunità, soprattutto nei casi in cui le persone vengono da un evento catastrofico in cui non si sono persi solo beni materiali ma anche relazioni tra le persone e i luoghi.

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L’autocostruzione con materiali naturali, sostenibili, a filiera corta è anche un modo per far partire certe economie locali che in questo periodo sono stagnanti. Ad esempio, se si costruisce in terra-paglia la paglia può essere fornita da un contadino vicino al cantiere; se si usa il legno esso può essere lavorato da una falegnameria della zona; la lana per isolare le pareti può venire da un allevamento di pecore italiano.

Come ci ha ricordato Mina alla fine dell’incontro, in fondo fino a 50 anni fa l’autocostruzione con materiali locali era l’unico modo per costruire.

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