Francesco’s picks – 16/09/12

  • Un talk “molto TED” (cioè tecno-ottimista, ma a me piacciono) di Kent Larson su alcune innovazioni per l’uso dello spazio nelle città; in ogni caso comprende considerazioni molto sagge su sprawl (vedi sotto), mobilità, risorse e sulle dimensioni ottimali di una “cellula urbana”. Si vede che Carpi non è messa male, da questo punto di vista.
  • A proposito di sprawl urbano, raccomando il link alla pagina (italiana) di Wikipedia: è un ottima introduzione a un problema che riguarda tutti e che ha immense conseguenze a lungo termine.

  • Lo zucchero, il suo uso e abuso, in una accattivante infografica commentata da Gianna Ferretti.
    E un’inquietante ricerca che suggerisce collegamenti tra glicemia e Alzheimer (ht Ugo Bardi).
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10 Responses to Francesco’s picks – 16/09/12

  1. Simone Martini ha detto:

    Io avevo pensato ad una cellula urbana di 3,5 km di diametro. E’ curioso che dall’altra parte del mondo ci sia qualcuno che parla di cellule urbane di 3,2 km di diametro. Mi è rimasto un dubbio però. Leggevo che normalmente camminando si percorrono in un’ora 3,5 km, quindi una città che si percorre in 20 min di camminata dovrebbe avere un diametro di circa 1,2 km. Siccome non so l’inglese, e mi sono limitato a guardare le figure… Ted dice espressamente “cellule urbane di 1 miglio di raggio?”

  2. Francesco ha detto:

    Sì, l’espressione è “1 miglio di raggio” e lo si legge anche.
    Questo fa a pugni con la quota grafica, che indica chiaramente il diametro, non il raggio.
    Ma l’equivalenza spazio-temporale è sicuramente “1 miglio=20 minuti”, perché la velocità al passo di solito è un po’ più di 3,5 km/h, che vedrei come dato inferiore prudenziale.

    PS: Io ho sempre letto quasi dappertutto che la velocità a cui si cammina sarebbe 6 km/h. In realtà è valore piuttosto alto: credo che fosse la velocità di marcia dei soldati romani, e anche questo la dice lunga sull’origine di alcuni nostri luoghi comuni.

  3. Simone Martini ha detto:

    Quindi la città ideale dovrebbe avere raggio (e non diametro) di 1 miglio…
    E’ un argomento interessante, questo, della pianificazione urbana.
    Una città che vanta una popolazione abbastanza elevata potrà permettersi un’ospedale che offra ogni genere di servizio, un’università, un tribunale, etc..
    Se tutti gli edifici fossero orientati in modo ottimale, e avessero un altezza abbastanza uniforme, si potrebbe sfruttare al meglio la radiazione solare.
    Se tutti i servizi pubblici fossero ubicati nel centro… non solo si potrebbe usufruire di più servizi contemporaneamente, ma si potrebbe ridurre al minimo la distanza relativa fra l’abitazione e il centro.
    Si potrebbe prevedere di far passare la rete idrica sotto delle aiuole per evitare ogni volta di dover fresare l’asfalto per la manutenzione.
    Prevedere, per ogni strada la sua bella pista ciclabile.
    Affiancare gli edifici come nei centri storici, con i portici, per poter girare per la città anche quando piove o nevica.
    Avevo calcolato che una città a pianta quadrata di 3,5 km di lato (circa 1 miglio di raggio) con edifici alti 3 piani, di cui 2 abitabili, e il piano terra con portici e negozi, più un sotto tetto adibito a locali tecnici… con appartamenti della sup. media di 120 m^2 abitabili, poteva dare alloggio a 100’000 abitanti… con il vantaggio tra l’altro di ridurre le spese di costruzione. Un palazzo di 10 piani non lo puoi costruire con muri in laterizio a doppia testa.
    Certo, è fantascienza… oggi neanche si pensa a dotare di piste ciclabili i nuovi quartieri, figurarsi una pianificazione urbana da realizzarsi in non meno di 200 anni.

    • Ceci ha detto:

      Lascia un po’ di spazio per grandi o medie cisterne di raccolta dell’acqua piovana per ogni palazzo o gruppo di palazzi, per irrigare gli orti e per tutti gli usi in cui è possibile usarla..ah lascia spazio anche per gli orti 🙂 complimenti comunque!

      • Simone Martini ha detto:

        Beh, grazie Ceci! 🙂 Mi piacerebbe farti vedere qualche disegno. Avevo cominciato a buttar giù qualcosa, ma non avendo un programma adatto, la scheda grafica che è partita…
        Giusto per darti un’idea:

        http://3.bp.blogspot.com/-HRHddOzXtz0/T4YHXhkhgnI/AAAAAAAAA1U/IIoK0dE8cc0/s1600/RENDER00CARPIAA03.bmp

        Questa è la città… ogni quadratino bianco è un palazzo a pianta quadrata, con cortile interno, un po come questo:

        http://kidslink.bo.cnr.it/irrsaeer/amorepsiche/arte/pianta_te.html#

        In realtà sarebbe un po differente, i cortili sarebbero tre, ma non riesco a spiegartelo a parole…
        La facciata di un palazzo è lunga 100 m, la metà del portico lungo della nostra piazza… quindi all’interno del cortile ci sarebbe spazio per circa 4000 m^2 di orti e un giardino di 2000 m^2, quindi anche per i serbatoi dell’acqua.
        Otto palazzi, uno accanto all’altro formerebbero un quartiere in cui potrebbero abitare fino a 1500 persone, e ogni quartiere avrebbe al centro un parco urbano di 10’000 m^2, che tutti potrebbero raggiungere percorrendo soltanto 120 m…
        In tutto i quartieri sarebbero 72, e potrebbero viverci fino a 100’000 abitanti.
        Mi fermo qui…

  4. Ceci ha detto:

    Sono davvero impressionata dalla tua capacità progettuale! Complimenti! Purtroppo in Italia abbiamo un problema di spazi direi, ma si potrebbero recuperare nel modo che indichi tu gli spazi industriali abbandonati..giusto? sarebbe bello avere anche l’opinione di un architetto, di qualche addetto ai lavori…tu fai parte della categoria?

  5. Ceci ha detto:

    ah PS il secondo link è Palazzo Tè a Mantova?

  6. Simone Martini ha detto:

    No non sono un architetto… faccio finta 🙂 ho studiato meccanica all’ITIS, ma non ho mai dato l’esame, mi sono ritirato a metà del quinto anno. Praticamente ho la terza media… 🙂 Diciamo che con il supporto di internet si imparano tante cose, magari dando una letta a un manuale per muratori, o anche soltanto guardando delle foto, disegni tecnici. E poi bisogna considerare che nella storia l’architettura non è mai stata esclusivamente una prerogativa di architetti e ingegneri, almeno entro certi limiti, così come l’agricoltura non era un lavoro riservato agli agronomi.
    Comunque si, in Italia abbiamo un problema di spazi, e di popolazione. Ma la mia idea non è quella di allargare i confini delle città, delle aree urbanizzate, di costruire nelle zone industriali abbandonate o di fondare nuove città… l’idea sarebbe quella di ricostruire le città, sulle loro stesse fondamenta, seguendo criteri di pianificazione urbana, ma nel corso dei decenni, dei secoli. Ora, bisognerebbe stabilire quali potrebbero essere questi criteri. Sicuramente si potrebbe prevedere, ad esempio, che tutte le strade e le aree residenziali di nuova realizzazione, devono essere dotate di piste ciclabili e parchi urbani…

  7. Simone Martini ha detto:

    Ero andato a mangiare…
    Io parto dal presupposto che prima o poi le case e i palazzi in cui abitiamo dovranno essere demoliti, a causa del deterioramento delle strutture. Ecco allora che si potrebbe ricostruire le città, un palazzo e una strada alla volta, seguendo una pianificazione a griglia:

    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d6/Plan_Pella-en.svg

    con le strade che vanno da nord a sud, e da ovest a est. Ad ogni incrocio una rotonda. E i palazzi orientati in modo da poter sfruttare al meglio la radiazione solare… avere lo spazio per orti, etc..
    Diciamo che qui davvero ci vorrebbe il parere di un architetto o un ingegnere. E’ anche possibile che un palazzo o una casa, con la giusta manutenzione, possano vivere in eterno…

    PS. Non avevo notato, si, è il palazzo del te di Mantova

  8. Simone Martini ha detto:

    Leggevo alla voce Durabilità (http://it.wikipedia.org/wiki/Durabilit%C3%A0) di Wikipedia che in effetti “anche un calcestruzzo di qualità scadente non si degrada se non esistono le condizioni aggressive dell’ambiente”.
    Ad ogni modo credo che prima o poi riprenderò i miei studi…
    Ho appena cominciato ad abbozzare quella che potrebbe essere la città ideale, e già potrei dire che la maggior parte dei servizi messi a disposizione dall’amministrazione di una città come la nostra dovrebbero essere ubicati in centro, e non in periferia, sempre per le ragioni che spiegavo sopra. Magari alla fine potrei accorgermi che con pochi interventi, e senza aspettare secoli, si potrebbero rendere le città più vivibili, e a misura d’uomo.

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