Richard Heinberg e la “fine della crescita”

Su Transition Voice un’intervista a Richard Heinberg, risalente a qualche mese fa, che minaccia di rivelarsi profetica; Luca Lombroso mi ha raccomandato di leggerla tutta 🙂

Se avete un po’ meno tempo di me, qui c’è la traduzione in italiano.

Se avete ancor meno tempo, c’è il filmato-trailer del libro, 5 minuti.

Qualche estratto:

Ebbene, il rialzo del prezzo del petrolio è stata l’unica causa della recessione? Assolutamente no. E sono d’accordo con Nicole Foss nel sostenere che l’economia finanziaria era destinata a crollare.

Il sistema finanziario si basa sul debito e ci sono dei limiti al debito. E siamo andati oltre i limiti del debito, e ciò ha in parte causato la crisi economica.

Ma, allo stesso tempo, direi che il prezzo del petrolio stabilisce un tetto massimo alla ripresa economica in questo momento. È per questo che sono piuttosto sicuro nell’affermare che abbiamo raggiunto la fine della crescita

[…]

Credo che abbiamo di fronte una profonda crisi economica che continuerà per il resto delle nostre vite. Non finirà.

Spero che grazie al libro entrerà a far parte della discussione la considerazione che la crescita è finita.

[…]

Sicuramente moltissimi la smentiranno. E sono sicuro che nove economisti su dieci prenderanno i manuali e diranno “Sono solo ca… sciocchezze!” (ride)

Ma, ciò nonostante, se almeno entrasse nel dibattito, la gente dovrebbe affrontare l’interrogativo sollevato dal libro in un modo o nell’altro, indipendentemente dal fatto che venga poi rigettato oppure che ci si rifletta seriamente. Almeno affronterebbero la questione.

[…]

In realtà è il mercato che ci impedirà di andare avanti come al solito. Perciò dobbiamo adattarci. E aiutare le persone ad adattarsi al cambiamento sarebbe veramente utile.

Ma credo che, alla luce di tutto ciò, dobbiamo continuare a fare ciò che facciamo a livello locale, a costruire le economie locali. In sostanza, dobbiamo rendere il governo federale il più superfluo possibile.

Creare strutture parallele.

Se non creeremo strutture economiche parallele, non riusciremo in nessun modo a sottrarci alla morsa repressiva della politica del governo federale, che fa solamente quello che crede di dover fare per mantenere l’ordine.

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