Ancora sull’alimentazione sostenibile

Come dice Marco nel post di qualche giorno fa, non è facile sintetizzare i mille spunti e stimoli che Davide ci ha trasmesso durante la serata. Sono idee su cui bisogna riflettere di persona e con calma.

Ci ha parlato a livello più tecnico di cosa e come dovremmo mangiare, ci ha detto come il movimento della Transizione cerca di rispondere a questi problemi, ci ha anche fatto capire che ci sono vari temi che s’intrecciano strettamente quando si parla di alimentazione, ad esempio quello della salute, quello sociale e quello ambientale.

Ad un certo punto ha detto che come società evolute, abbiamo delegato da qualche decennio tutto il discorso della nostra alimentazione all’industria, la quale fa il suo lavoro cercando di rispondere alla nostra domanda di cibo dandocelo in modo da avere dei profitti. Mi ha colpito molto il concetto che non si può accusare l’industria alimentare di essere “cattiva”, essa fa quello che noi chiediamo ossia risolverci il problema di mangiare e lo fa nel modo migliore per i propri interessi.

Noi possiamo iniziare ad agire sulla domanda per modificare l’offerta. La riflessione è quindi sul rivedere i termini di questa delega, iniziando a prestare più attenzione a cosa mangiamo, a com’è fatto, da dove viene. Sembra una frase scontata ma iniziare davvero a farlo può cambiare la nostra vita. In questo ci può venire in aiuto il decalogo dell’alimentazione sostenibile, o anche solo la voglia di saperne di più. Ad esempio Davide ci ha detto che l’industria per allettarci gioca su tre categorie di gusto: il salato, il dolce e il grasso. Ne siamo consapevoli? Abbiamo mai davvero letto la lista degli ingredienti di un cibo pronto acquistato al supermercato, aggiunti per insaporire e/o conservare? Se lo stesso cibo lo preparo io ci metto dentro gli stessi ingredienti di quello già pronto?  Se decido di mangiare tutto biologico e mi reco nei negozi appositi per comprare ad esempio le crocchette di pollo, sto migliorando o no la mia alimentazione? O sto solo modificando leggermente  la mia delega, che resta comunque totale?

Dal punto di vista sociale e ambientale poi siamo consapevoli che la nostra scelta influisce sulle condizioni di vita dei produttori? I fagioli secchi biologici che vengono dalla Cina di sicuro sono  sani, ma probabilmente si può trovare un fornitore più vicino per questo prodotto e aiutarlo nella sua attività. E’ quello che cercano di fare i gruppi d’acquisto solidale e dovrebbe essere lo spirito dei Farmer’s Market. Se non possiamo tutti diventare produttori del nostro stesso cibo, è però alla portata di tutti diventare co-produttori o meglio corresponsabili del nostro cibo, conoscendo chi lo produce.

Inseguire il prezzo più basso, il prezzo stracciato come influisce sui produttori? Mi pare che uno degli aspetti più lampanti della “delega” sia il fatto che ormai ci aspettiamo come naturale che il cibo costi poco, perché psicologicamente lo consideriamo alla stregua di un bene come il cellulare o le scarpe. Cero, per tutto gli oggetti si possono fare considerazioni etiche, ma dal basso della mia non-esperienza, mi sembra che sul cibo si intreccino una serie di questioni che lo rendono in qualche modo diverso e anche il prezzo del cibo dovrebbe seguire dinamiche diverse.

Ecco, le mie riflessioni sulla serata del 24 febbraio sono incentrate sul tema di rivedere questa delega totale per quanto riguarda me e la mia famiglia e iniziare ad esercitare più attenzione, più consapevolezza e in ultima analisi più responsabilità sulla nostra alimentazione.

Come Davide ha detto più volte, parlando anche delle sue scelte personali si tratta di un percorso da fare passo per passo, cibo per cibo, non di una rivoluzione dall’oggi al domani.

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One Response to Ancora sull’alimentazione sostenibile

  1. Gabriele ha detto:

    Beh, l’attività col gruppo di acquisto mi sembra che vada proprio in questa direzione e rappresenta senz’altro un’ottimo inizio: stiamo rilocalizzando parte dell’economia alimentare con un’ attenzione maggiore alla qualità. Se, come dice Gabriele Tagliaventi, fra vent’anni non ci saranno più i supermercati non fatico ad immaginare una realtà più a dimensione di uomo (come una volta)fatta di piccoli produttori e piccoli commercianti propongono prodotti sani e di maggior qualità.
    Gabriele.

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