Cominciamo a fare sul serio?

C’è una cosa che ognuno di noi può fare ADESSO per iniziare a aumentare la propria resilienza e risparmiare denaro: prendere la bolletta del gas e guardare quanto consuma in un anno.

No, non gli euro: i metri cubi. Su quel che paghiamo al chilo ci possiamo fare poco…

Le azioni per ridurre i consumi (e le professionalità a cui rivolgersi) possono variare; ma se non sappiamo dove siamo, non partiamo nemmeno.

Invito chi ne abbia voglia a inviarmi qualche dato; anche solo il n° di metri cubi annui diviso per i metri quadri calpestabili della propria unità abitativa. Potremo fare alcune considerazioni insieme, se vi va.

Gli incentivi sono vantaggiosi (e non si sa per quanto ancora!), gli operatori dell’edilizia ogni anno più preparati e le soluzioni tecniche sempre più interessanti.

E se lo spazio di manovra è poco, il fai-da-te può dare le sue soddisfazioni.

Io mi sono avvalso sia di professionisti che del mio olio di gomito.
E in due anni, un passo alla volta,
ho ridotto i consumi di più del 30%.
Ma non ho ancora finito.

E voi, lo sapete quanto consuma la vostra casa?

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7 risposte a Cominciamo a fare sul serio?

  1. Alberto Imbeni ha detto:

    Già risolto!
    Mi scaldo con il pellet!

  2. Vladimir Nicola Chersi ha detto:

    Cambiare fonte energetica, a mio avviso, è una non-soluzione.
    Può essere d’aiuto per il bilancio famigliare, ma ha un’influenza pressoché nulla nel ridurre le proprie dipendenze dalle fonti energetiche fossili: la legna (da ardere e non) viene tagliata usando motoseghe a scoppio, i pellet vengono “costruiti” con grande dispendio di energia elettrica (prodotta in in larga parte con fonti energetiche fossili), e potrei continuare per ore.
    L’unica vera soluzione è ridurre i propri consumi energetici TOTALI. Per fare un paragone, per me è molto più utile a livello globale passare da una caldaia di tipo tradizionale ad una a condensazione, piuttosto che cambiare fonte energetica (combustibile) senza pero` aumentare il rendimento.
    I pellet sono una buona idea, perché di base la “materia prima” è “rinnovabile”, ma essendo i pellet un sottoprodotto di altre lavorazioni del legno, risentono del mercato del mobile, degli immobili, e di tutto quanto è legato al legno. Se tutti passassero a pellet non ce ne sarebbero abbastanza, a meno di mettersi a tritare legno solo per produrre pellet (e la cosa non avrebbe senso).
    Inoltre i pellet vengono imballati in sacchi di plastica per preservarli dall’umidità (petrolio) e viaggiano per centinaia di km su strada (petrolio) (mentre il gas se ne viene “da solo” per mezzo dei tubi, è lo stesso discorso dell’acqua in bottiglia VS acqua dell’acquedotto)… potrei continuare per ore anche qui…

  3. Francesco ha detto:

    Accidenti Vlad, Alberto stava già suscitando la mia invidia (perché non posso metter su la stufa) e tu me lo smonti così…
    La stufa è una buona idea per differenziare (se per un po’ manca il gas non si muore di freddo) ma ridurre il FABBISOGNO è la strategia vincente in ogni caso, anche con i pellet.

  4. Marco ha detto:

    Vi segnalo, in proposito, questo bell’articolo su Amare Vignola.

    • Francesco ha detto:

      Mi sembra un po’ rigido sulla bioarchitettura. Io non sono così massimalista: è chiaro che quella è la direzione in cui andare, anche con nuove apposite coltivazioni, ma credo che in questo momento ci sia spazio per tutte le soluzioni.
      Anche tutta questa paura del polistirene (che non è così pericoloso) non fa i conti con le priorità che dovremmo avere: dove possibile usiamo pure sughero, kenaf, lana, cellulosa riciclata… ma sicuramente il petrolio usato per fare coibentazione è usato meglio di quello bruciato nelle caldaie (o nei motori dei suv) e se vogliamo avere un impatto significativo dobbiamo isolare migliaia di km quadrati.
      Non c’è TEMPO!

  5. […] questa pratica potrebbe farvi venire in mente di isolare un po’ meglio la vostra casa. […]

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