Il Kitegen a SuperQuark

Ho incontrato per la prima volta Massimo Ippolito, padre del KITEGEN, al convegno ASPO Italia 1 nel 2007 e sono rimasto ammirato per la potenzialità, ma anche la concretezza, delle sue idee. Stasera l’ho visto a SuperQuark. E non sto a perdere tempo, copio direttamente il post di Dario, molto efficace.
Francesco

Nel corso della puntata di SuperQuark di stasera 29 luglio alle ore 21.15 si parlerà del Kitegen che si pone come potenziale alternativa rinnovabile e pulita alle fonti tradizionali (fossile e nucleare) sia per per costanza di produzione che per potenze erogabili.

Il Kitegen è uno dei progetti più promettenti nel mondo per la produzione di energia rinnovabile sfruttando i venti di alta quota che sono sia costanti che di alta intensità.

Il progetto è completamente italiano e finora finanziato con un meccanismo di azionariato diffuso con quote minime di ingresso. In Italia sono in via di realizzazione 2 impianti pilota.

Per approfondimenti:
Sito della Kitegen Research
Intervista a Massimo Ippolito , l’inventore del Kitegen sul supplemento del Sole 24 ore
Dossier informativo in pdf sul kitegen scaricabile su scribd
Le vicissitudini dell’impianto di Berzano (in via di risoluzione)
Video 1
Video 2
Video 3
Video 4
Video 5

È peraltro possibile partecipare al finanziamento del progetto (ed ai futuri utili) acquistando delle quote societarie. Per saperne di più visitate il sito della WOW

NB: Se la puntata verrà resa disponibile online sul sito della RAI, il video verrà verrà linkato da Indipendenzaenergetica.it

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7 Responses to Il Kitegen a SuperQuark

  1. annapai ha detto:

    La puntata di Superquark è in streaming sul sito RAI alla pagina http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=1&day=2010-07-29&v=25143&vd=2010-07-29&vc=1

    Si parla del Kitegen da 1h04′ circa.
    (Al solito, bisogna installare un programma apposito per vedere il video)

  2. gian_paolo ha detto:

    Ho seri dubbi sui calcoli di potenza trasmessa dal vento. È un errore moltiplicare la spinta teorica per la velocità del vento Vv; quella è la potenza del vento non quella trasmessa. La potenza trasmessa vale N = (Vv – Va) P [dove Va = velocità aquilone; P = spinta effettiva = ½ ρ (Vv – Va)²]. Trascurando per il momento le perdite passive. Quest’equazione darebbe una funzione di 3° grado con il massimo per Va=1/3 Vv. Ovvero una potenza massima = 1/6.25 potenza teorica (indicata nei progetti Kitegen).
    È un errore dire che più l’aquilone scodinzola più dà energia. Se scodinzola veloce, vuol dire che incontra poco resistenza (attiva); ovvero la spinta tende a zero e di conseguenza la N; cioè disperde tutto nelle resistenze passive che, come sapete son proporzionali circa al quadrato della velocità.
    Ovviamente se l’aquilone stesse fermo avremmo la massima spinta ma la velocità sarebbe = 0 come pure la potenza trasmessa. Ho fatto i calcoli in direzione vettoriale del vento ma valgono anche in quella parallela ai cavi. Poi si devono tenere conto delle fasi passive di richiamo del cavo (tempo ed energia persa); della deformazione dei cavi (secondo la legge di Hooke); il peso degli stessi (la cui componente parallena ai cavi per la velocità di salita); resistenze passive varie. I periodi di vento troppo forte o, peggio, troppo debole (fuori dalla fascia di utilizzo).
    Per concludere direi che i calcoli che ho visto sono molto molto ottimistici; e dovrebbero essere effettuati in decine o forse centinaia di KW, non in MW.
    Per arrivare alle produzioni ipotizzate, concorrenziali al nucleare, occorrono circa 40.000 aquiloni (???). Comunque è concorrenziale con le altre fonti alternative, con il vantaggio, che, data la bassa ventosità italiana, questo sistema, potrebbe essere l’unica strada eolica nazionale valida. [Per inciso: al fotovoltaico ci credo poco].

  3. Francesco ha detto:

    Caro Gian Paolo, il livello delle sue osservazioni va ben al di là delle competenze di questo blog!
    Grazie del tempo e dell’accuratezza, ma non è forse il caso di girare tanta analisi sul sito ASPO?

  4. Alberto ha detto:

    @gian_paolo: secondo la tua visione, gli aerei non potrebbero volare.
    Immagina di avere un enorme ventilatore in grado di soffiare aria alla velocità del suono contro l’aereo, DAL BASSO. Applica la tua formula, e vedrai che l’aereo non può sollevarsi.
    Invece un aereo che voli alla velocità del suono, può alzarsi verso l’alto.
    Perchè il flusso laminare sulle due facce delle ali crea una differenza di pressione che genera la ‘portanza’. Portanza che, consentimi la semplificazione, genera moltissima forza ma pochissimo spostamento (infatti l’aereo si muove molto velocemente in avanti, ma molto lentamente in senso verticale). Questo è il motivo per cui il kitegen viene fatto muovere ‘scodinzolando’: si crea un flusso laminare che consente di avere un’enorme forza applicata alle funi, a patto di farlo rilasciare lentamente. Quindi, se lavoro è forza per spostamento, qui abbiamo tanta forza e poco spostamento, esattamente l’opposto della fase di recupero, dove applichiamo pochissima forza per spostamenti molto veloci. Ma siccome alla fine lo spostamento complessivo è lo stesso sia in rilascio che in recupero, la differenza di forza crea la differenza fra energia generata e energia spesa.
    Il mio amico Pietro Cambi è un grande velista, e i velisti sanno bene la differenza fra la forza ottenibile col moto laminare e quella ottenibile col moto turbolento tipica dello stallo (quella a cui fai riferimento tu).
    Ciao.

  5. gian_paolo ha detto:

    Conosco il concetto di portanza alare. Comunque siamo sicuramente ed abbandantemente a velocità subsonica. Rimane il fatto che l’energia non si crea nè si ditrugge (almeno nei limiti della fisica newtoniana). In condizioni medie (non di picco), l’energia proviene dal vento, non dal moto dell’aquilone che deriva appunto dal vento. Comunque maggiore è la velocità, maggiore la resistenza del mezzo (che è proporzionale al quadrato della differenza fra la velocità dell’aquilone e quella del vento) e se l’aquiolone scodinzola molto, diventa preponderante l’energia dissipata rispetto all’energia attiva. Date queste premesse, continuo a non capire come i tecnici del Kitegen abbiano azzardato quella produttivatà. (fra l’atro mi sembra che in fase di sperimentazione, in condizioni ottimali, si parla appunto di poche decine di Kw; che mediamente darebbero potenze inferiori o intorno alla decina). Ripeto non sono produttività trascurabili, ma solo se vengono messe in relazione all’eolico tradizionale ed ancor più al fotovoltaico; non certo al nucleare o al termoelettrico. Ovviamente e immodestamente m’intendo abbastanza bene di meccanica, ma posso aver commesso degli errori, anche perché non conosco tutti i paramentri del progetto.
    Non m’intendo molto di velismo; ma con lo stallo non si ha energia (poiché c’è un’elevata forza, ma spostamento =0) la potenza del vento serve a vincere la resistenza del mezzo e a produrre accelerazione, ma per accelerazione = 0 tutta la potenza serve a vincere la resistenza (che dipende dalla velocità). Dall’equilibrio delle due forze si calcola la velocità; ovviamente più la vela prende vento, maggiore è la forza, maggiore è la velocità.

  6. gian_paolo ha detto:

    Sono stato un po’ complicato, scusatemi, ma il concetto è questo: i tecnici Kitegen hanno calcolato teoricamente la potenza moltiplicando la velocità del vento in alta quota (7 o 10 m/sec) per la spinta teorica.
    Ma io non posso spingere un corpo che va alla mia stessa velocità (due macchine che vanno alla stessa velocità non si urtano). Oppure posso spingerlo con la massima forza teorica solo se il corpo sta fermo (per avere la massima spinta l’auto urtata deve stare ferma). Ma anche in quest’ultimo caso la potenza data dal prodotto forza per velocità sarebbe zero per colpa di uno dei due fattori.
    Inoltre non hanno considerato le fasi passive di ritorno in basso dell’aquilone in cui l’energia è negativa, cioè deve essere data e, in più, si ha tempo perso; [ho letto 130 sec per la salita e 80-90 (che mi sembrano tanti) per la discesa che sarebbe tempo perso che abbassa la media]; nè alcuni altri fattori meccanici; nè il fatto che, anche se in alta quota, il vento può essere troppo debole o anche troppo forte, che costringerebbe, anche per motivi di sicurezza, a frenare l’aquilone; (l’aquilone funziona in una fascia di vento ben definita). SPERO DI ESSERE STATO UN PO’ PIU’ CHIARO.

  7. Francesco ha detto:

    Scusate, mi devo ripetere.
    Non chiudo i commenti perché si tratta di osservazioni legittime ed interessanti, però mi sembrano quantomeno un doppione di altre che si trovano in rete da tempo. Insomma, qui da noi sono un po’ sprecati.
    Ritengo più appropriato che se ne dia seguito, se ve n’è la disponibilità, là dove già altri hanno raccolto dubbi, critiche e informazioni tecniche. Un esempio qui.
    Ad ogni buon conto, presto si avranno i risultati concreti dello stem.

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