Chi lo avrebbe mai pesato? Il blog per gestire la spazzatura

Di Federico Taddia, tratto da La Stampa

Nasce il blog per gestire la spazzatura

Online i consigli per trattare i rifiuti: più li pesi meno sprechi

FEDERICO TADDIA

«Mi sono chiesta quanto spazzatura producevo nella mia vita. E per rispondermi non rimaneva che fare una cosa: pesarla». Sorride Claudia Vago, 32 anni di Busana (Reggio Emilia), esperta di comunicazione web per il Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, mentre appoggia sulla bilancia gli avanzi di cibo del giorno prima non adatti al compost e segna tutto su un block notes. Sì, perché dal 1 gennaio Daniela si è dato un compito: pesare ogni grammo di rifiuto prodotto per un anno intero. Coinvolgendo nell’esperimento un gruppo di amici desiderosi di mettersi in gioco e confrontarsi criticamente sul proprio stile di vita.

È nato così «Chilo avrebbe mai pesato?» (www.chilopesa.it), un blog costantemente aggiornato che ben presto è diventato un punto di riferimento su tutte le tematiche legate all’ambiente e al consumo sostenibile. «Fin da bambina ho il pallino della raccolta differenziata – spiega Claudia – e guardando uno speciale di “Report” su Rai3 qualche mese fa sono rimasto stupito dalla quantità di spazzatura prodotta pro-capite. Da sempre cerco di ridurre lo spreco, e volevo davvero prendere coscienza del mio impatto ambientale». Claudia, con il marito informatico e la bimba di due anni, suo padre Italo, pensionato che vive con moglie e gatto ed è «restio a gettare tutto ciò che magari un giorno ci potrà servire», Daniele, giornalista ligure che da anni si prepara il concime in casa per il suo orto e quello dei vicini, Silvia, single milanese che cerca di conciliare la frenesia da vita metropolitana con una gestione attenta dei bidoni del riciclaggio. Sono loro gli artefici di questo bizzarro censimento dei rifiuti, ai quali si aggiungono ospiti temporanei che scelgono di partecipare per una settimana o un mese. E, quasi a metà del cammino, è già possibile fare i primi bilanci.

«Conti alla mano la soddisfazione più grande per tutti è quella di essere ben sotto alla media nazionale, che è di circa 541 chili per abitanti. I numeri della nostra famiglia parlano chiaro: in poco più di cinque mesi abbiamo prodotto 57,5 kg di umido, 6,25 kg di vetro e alluminio, 5,96 kg di plastica, 11,5 kg di carta e 32,15 kg di indifferenziata, oltre a tre litri di olio di frittura. Anche se il nostro stile di vita è particolare: beviamo il latte di fattoria e acqua del rubinetto, abbiamo a portata di mano un rivenditore di detersivi alla spina, usiamo solo pannolini e fazzoletti lavabili, in modo da risparmiare negli imballaggi e nella plastica. Noi produciamo oggettivamente pochi rifiuti: questo significa che c’è chi produce molto, troppo, di più». E se Italo con la moglie producono ben 98 chili di umido e indifferenziato la colpa va tutta alla lettiera del gatto, mentre Daniele supera di poco gli undici chili grazie alla produzione intensiva di compost.

Per Silvia, invece, il problema sono le confezioni dei cibi, con le porzione da single spesso troppo grandi e destinate a marcire nel frigo. «La nostra ricerca non vuole avere nessuna pretesa scientifica – spiega Claudia – vogliamo solo dimostrare che si può vivere in un modo diverso. E nuovo. Bastano piccole scelte per risparmiare soldi e non pesare sull’ambiente». Come farsi il detersivo in casa, con cosa sostituire lo shampoo, come riciclare lo spazzolino da denti: sono solo alcuni dei post presenti nel blog di chilopesa.it, accompagnati da molti commenti, rilanci e scambi di dritte, che evidenziano la presenza di una comunità virtuosa e pronta a cambiare stili di vita nel nome della sostenibilità.

Con fan insospettabili, come il meteorologo Luca Mercalli: «Per anni ho tenuto sotto controllo i miei rifiuti. La cosa assurda è che appena 15 anni fa ognuno di noi consumava 100 chili di rifiuti in meno. E il nostro stile di vita era lo stesso. Anzi, non c’era Internet che in teoria dovrebbe far consumare, per esempio, meno carta. Questi 100 chili in più sono l’emblema del superfluo, spesso nascosto negli imballaggi e in accessori inutili. Chi lo avrebbe mai pensato, vero?».

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