Chi comincia a conoscere il problema…

Da Debora Billi un post molto transizionista:

(…) Se abbiamo certe convinzioni sul futuro del pianeta e dei suoi abitanti, non possiamo trasformarle in una dottrina religiosa che finisce col mettere all’indice chi non segue le regole. Eh no, non funziona così. Personalmente, se faccio certe scelte è solo per due motivi: perché mi piace sperimentare, e perché voglio sapere di essere preparata a eventuali disastri.

(…) Non facciamo i sepolcri imbiancati, i santi che danno il Buon Esempio, le anime belle che si ergono a modello. È odioso e, ripeto, inutile.

Se siamo convinti di andare alla catastrofe, non c’è nulla di più utile che informare le persone, invece di cazziarle: far conoscere il problema energetico, la crisi alimentare, quella finanziaria, è l’atto più responsabile che si possa fare, altro che docce fredde. E chi comincia a conoscere il problema, farà automaticamente determinate scelte perché gli conviene, perché si prepara, perché non vuole trovarsi col cerino in mano. Non certo per salvare il mondo con 20 cc. di benzina in meno.

Da leggere tutto.

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