In questi giorni sto meditando intorno ai timori che noi genitori abbiamo per l’incolumità dei nostri figli. E alle proporzioni relative che i problemi assumono nella nostra percezione*.
Per quanto Vespa si sforzi di farci credere, irrompendo nei cartoni Disney di prima serata con foto e slogan terrorizzanti (grazie Bruno, eh?), il principale per i nostri figli non sono i criminali; è il TRAFFICO. Sia a livello chimico che fisico.
E per iniziare ad affrontarli, i problemi, invece che ciarlare e basta, ecco che un post di Antonio Tombolini ci ricorda una distorsione mentale che quasi tutti abbiamo (grassetti miei):
(…) per l’automobilista medio (me incluso, probabilmente, prima di fare questa esperienza) il ciclista non è alla guida di un veicolo che come tale ha tutto il diritto di usare la strada, ma è un intruso che ostacola la sua via (…)
Ecco dunque la mia preghiera agli automobilisti (me compreso, quando sono al volante): ricordatevi di considerare i ciclisti al pari degli automobilisti, solo alla guida di veicoli che – andando a pedali – vanno a velocità inferiore, e meritano dunque maggior rispetto e maggiore attenzione.
E un’altra cosa: sappiate che il ciclista, per la sua sicurezza, DEVE cercare di occupare un po’ di carreggiata, senza tenere troppo la destra. Non imprecate dunque con lui, e non strombazzategli dietro il clacson, che rischia anche di provocargli improvvise mosse scomposte e perdita dell’equilibrio.
Insomma, cercate di non ammazzarci. Davvero grato.
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* Viviamo in un mondo di PERCEZIONI, non di informazione. E nel dominio della tecnocrazia, non in quello della razionalità.