In questi giorni ho ricevuto molte sollecitazioni relative all’utilizzo condiviso dell’automobile. Venerdì scorso c’è stata la presentazione del progetto Jungo, qualche giorno prima avevo segnalato che la Provincia di Modena ha inaugurato un progetto di carpooling per i propri dipendenti.
Tra i due credo di più (per il nostro ambito) nella seconda formula. E credo che si potrebbe applicare benissimo, a Carpi, alla mobilità scolastica.
Nella nostra città è molto diffuso il comportamento comune di accompagnare i bambini a scuola in auto. E’ sufficiente fermarsi cinque minuti nelle strade antistanti le scuole dalle 8:00 alle 8:30 e dalle 12.30 alle 13.00 per constatare la perenne doppia fila.
Molto spesso la scelta deriva da problemi di sicurezza delle strade ma è anche evidente come si instauri una sorta di “circolo vizioso” che diventa causa stessa dei problemi di sicurezza. “Sempre più genitori accompagnano i figli a scuola con l’auto privata perché i dintorni della scuola diventano sempre più pericolosi, in termini di sicurezza stradale, per il fatto che sempre più genitori accompagnano i figli a scuola con l’auto…”.
Molti genitori, poi, preferiscono accompagnare i bambini con l’auto per proseguire con lo stesso mezzo verso il posto di lavoro. Da uno studio sugli spostamenti casa-scuola effettuato a Rimini risulta però che solo 2/3 dei genitori successivamente si reca a lavoro mentre circa 1/3 dei famigliari ritorna a casa dopo aver portato il bambino a scuola.

L’idea del carpooling scolastico è concettualmente molto semplice, essendo il punto di arrivo e l’orario d’entrata comuni per tutti, le famiglie residenti in luoghi vicini possono accordarsi per utilizzare a turno una sola automobile con 4-5 passeggeri invece di 2. Se ogni famiglia compisse questo piccolo passo il traffico dinnanzi alle scuole sarebbe dimezzato. Questo renderebbe più sicure le strade e permetterebbe, ai bambini più grandi, di raggiungere la scuola a piedi o in bicicletta ed avviare con più successo progetti di bicibus e piedibus.
Gli strumenti ci sono già. I progetti di Milano e di Rimini utilizzano un servizio praticamente identico a quello citato della provincia di Modena: si localizzano su una mappa le famiglie vicine e ci si mette in contatto per offrirsi come conducente o passeggero, vengono evidenziati i giorni della settimana e gli orari così ognuno può compilare il prospetto visualizzando le proprie disponibilità o esigenze.
Purtroppo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e soprattutto la difficoltà a cambiare le proprie abitudini.
Serve una forte azione di educazione finalizzata a spiegare il carpooling (uso condiviso dell’auto privata) e sensibilizzare non solo le famiglie ma anche gli alunni, per formare una generazione di futuri genitori maggiormente consapevole e responsabile di quella attuale.